Santuario di Sant'Antonio da Padova (POLLA)
La statua di Sant'Antonio da Padova a Polla (SA) Lacrima
Molto probabilmente lunedì 21 Giugno il Vescovo della diocesi di Teggiano-Policastro, Mons. Angelo Spinillo, terrà una conferenza stampa durante il quale sarà mostrata la Statua di Sant'antonio da Padova che in questi giorni è stata vista lacrimare.
Sono stati i frati del Convento: Padre Candido, Padre Ippolito e Padre Tommaso, ad accorgersi del liquido sull'occhio sinistro della Statua il giorno 18 Giugno, e sino ad oggi sembra che l'evento si sia ripetuto altre volte.
Le autorità locali stentano a credere a quanto stia accadendo, e prima di gridare al miracolo preferiscono attendere il pronunciarsi della Chiesa.

Nella foto è raffigurata la statua di Sant'antonio che probabilmente è interessata all'inspiegabile e misterioso evento.
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IL SANTUARIO, STORIA E LA TRADIZIONE
Un luogo che offre l’emozione di un clima mistico con i suoi gioielli più preziosi incastonati in un clima di struggente bellezza. Ci sono storie di fede genuine, di puro slancio religioso, di quotidiane e popolari devozioni che, spesso, soltanto i Santuari sanno raccontare. Di Polla e del suo Santuario francescano dedicato da quasi cinque secoli al santo di Padova, anche questo si può dire. E sono storie che difficilmente vengono registrate e riproposte: è il vizio, per carità veniale, che può rendere certi edifici soltanto muti testimoni di pietra. I manuali di storia dell’arte o, finanche, le guide turistiche non fanno luce, spesso, su quelle pietre vive che sono la fede e la devozione, la speranza e il senso cristiano le vere pietre che consacrano a Dio un tempio e la sua città. Anche per Polla la storia è quella che si è verificata in tantissimi altri centri in cui è fiorita la devozione al Santo “dei miracoli”. Qui però la devozione ne ha fatto del Convento dedicato al santo di Padova un vero e proprio scrigno di opere d’arte. Difatti il Santuario di Polla è senza dubbio il complesso architettonico francescano più ricco d’arte del Salernitano.
Bisogna ritornare indietro nel tempo per saperne di più: nel 1541 la popolazione volle finanziare la costruzione affinchè giungessero anche a Polla i Frati Minori. Il Convento ha avuto un periodo di particolare splendore nel XVII secolo quando era animato da padre Ambrogio Pantoliano il quale lo trasformò in un prezioso cantiere che vide all’opera artisti locali e forestieri. Lo stile è quello rinascimentale ma si abbellì dell’esuberanza del Barocco i cui numerosi dipinti, intarsi lignei, affreschi e sculture offrono al visitatore una ineguagliabile visione. Chi vi entra rimane estasiato di fronte alla sua grandiosità e bellezza offrendo così al visitatore una serie di elementi di grande interesse artistico, storico e di fede. Il Santuario di Polla suscita nell’animo dei visitatori una profonda emozione e al tempo stesso infonde in essi quella serenità che accompagna lo spirito tipicamente francescano. Il Santuario costituisce nel suo insieme l’elemento conclusivo di una visione particolarmente suggestiva per l’ampio panorama sul Vallo di Diano, dominando il paesaggio sottostante del paese che sembra così vigilare per assicurarne la costante e fraterna benedizione e protezione del suo caro sant’Antonio. Il Convento di Polla è così uno dei casi emblematici e simbolici di quelli che sono stati lungo il corso dei secoli i rapporti tra una popolazione e una comunità di francescani. Questo Convento, questa Chiesa testimoniano sì il genio dei frati, ma soprattutto la vitalità del popolo di Polla, e non solamente per gli aspetti artistici, ma anche per gli aspetti strettamente religiosi. La popolazione di Polla nel corso degli anni è stata sempre legata generosamente ai frati. Un autentico rapporto al quale bisogna riferirsi costantemente. In questa atmosfera si comprendono bene le parole che un pensatore contemporaneo espresse dicendo che “la spiritualità in qualsiasi forma essa si presenti imita il gesto materno della terra”. In questo 100 contesto, la maternità imitata dal complesso francescano di Polla, manifesta la sensibilità per una civiltà che questo paese attraverso questa presenza ha saputo esprimere. E allora questo Santuario può raccontarci la storia di questo popolo, la cultura di questi popolo e l’arte. Storia, cultura e arte che emanano dalla spiritualità della fede.
Un legame dolce e fecondo quindi tra la popolazione e sant’Antonio, che trova nella tredicina e nella festività del 13 giugno, la sua più alta espressione. La statua del Santo è portata in processione attraverso le strade del paese: è una straordinaria processione che dura ben dieci ore. Una espressione di quella che sicuramente è la pietà popolare che non è riconducibile alle preghiere, alle processioni che tante volte hanno anche il senso del folclore, ma che bisogna essere capaci di leggere dentro. Nella pietà popolare, una popolazione esprime tutto il suo animo, tutto il suo genio, tutta la sua capacità creativa, tutta la sua capacità di riflessione, tutta la sua capacità artistica, tutta la sua fede genuina. Dove la popolazione locale poteva esprimere tutto ciò se non nella pietà, che non è quindi solo processione: è poesia popolare, è racconto del popolo che si tramanda di generazione in generazione, è creazione artistica. Un significato storico e religioso insieme.
LA CHIESA
La facciata della chiesa che s’innalza su di un’ampia gradinata in pietra locale, dimostra una sobria eleganza di linee e una finezza disegnativa tanto da conferire all’insieme solennità e austerità. La parte inferiore presenta un’ampio pronao nel quale si ammirano degli affreschi seicenteschi raffiguranti alcuni miracoli di sant’Antonio e decorazioni varie e il grandioso portale cinquecentesco in pietra della chiesa. La parte superiore rifatta nella metà del novecento, presenta un balcone centrale che armonizza tutto l’insieme. Fanno da cornici due alti cipressi secolari. La chiesa ad una sola navata è improntata a una solenne, unitaria spazialità, tipicamente francescana. Il volto dell’originario edificio cinquecentesco cambiò parzialmente per l’imponente ristrutturazione barocca. Chi vi entra rimane estasiato di fronte alla sua grandiosità e bellezza. La prima sensazione è di stupore per la ricchezza decorativa dell’insieme. La chiesa è tutta affrescata su doppio registro e decorata da damascature e corniciature dipinte a tutto effetto. Il mutare del gusto e il desiderio di abbellire la chiesa suggerì, nel corso del Seicento, notevoli trasformazioni decorative. Nelle opere pittoriche e scultoree che ornano altari e pareti sono accomunati, forse per la prima volta nel Vallo di Diano, artisti forestieri operanti a Napoli e in Sicilia. Notevoli sono le numerose scoperte di affreschi ed elementi vari di queste ultimi anni che hanno contribuito notevolmente ad una rilettura storica del Santuario francescano. Affreschi registro superiore: Alternato dagli eleganti finestroni si estende nel registro superiore della navata, un magnifico ciclo di affreschi raffiguranti episodi della vita di Cristo. Il pittore, il lucano Pietro Antonio Ferro operante nei primi decenni del Seicento, riprende motivi del vasto clima tardo-cinquecentesco, imprimendo i caratteri di una pittura che esce dalla cerchia del gusto popolare esprimendosi con un linguaggio sobrio e coerente. Il ciclo pittorico inizia con l’Annunciazione, bipartita sull’arco trionfale dell’altare maggiore e prosegue in senso orario sviluppandosi in ben 14 scene.
IL CHIOSTRO
Un ambiente di particolare suggestione e di rigorosa semplicità tipicamente francescana è il caratteristico chiostro. Nelle forme architettoniche risale alla metà del secolo XVI, con un ampio porticato ad arcate in pietra e dalla cisterna nel centro. Le pareti, interamente affrescate con raffigurazioni della vita e di miracoli di san Francesco, vennero dipinte con semplice stile, sul finire del cinquecento dal pittore ebolitano Ottavio Paparo. La centralità del chiostro nel cuore dell’intero complesso conventuale raccorda in immediata e suggestiva evoluzione la terra e il cielo, nella francescana armonizzazione dell’immersione nel creato e dello spirito religioso: tutto l’insieme nella sua esuberante vitalità, dà infatti respiro e slancio alle aperture architettoniche –simbolici occhi spirituali– che si affacciano in esso.
IL MUSEO
Lo spazio espositivo di recente istituzione è attualmente costituito da un unico ambiente ubicato su un lato del caratteristico chiostro, al primo piano.
Tutto il materiale esposto costituisce un primo nucleo di oggetti e arredi sacri di uso liturgico databili dal XVII al XX secolo, mentre è in fase di ideazione l'ampliamento espositivo con una sezione di altri manufatti di interesse storico-artistico.
Di particolare interesse è il ricchissimo patrimonio di paramenti finemente ricamati con fili dorati di gusto floreale.
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