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Lunedì 06 Settembre 2010

Turismo

Gli Itinerari
 
 
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I SECONDI TIPICI

Gli "Gliummarielli" (Involtini di Capretto)

È definito “povero” un piatto della tradizione che impiega gliummarielliesclusivamente materie prime locali, un’eredità della cultura contadina, che ha sempre sfruttato con sapiente intuito ogni prodotto, anche quelli che altrove sono considerati scarti.
É il caso degli "Gliummarielli" , i gustosi involtini di interiora di capretto, un prodotto tipico delle aree interne della Campania.
A causa dell’estensione geografica della loro diffusione, la ricetta ed il nome variano leggermente: sono, infatti, definiti “mugliatieddu”, “gliummarieddi”, “migliatielli” o “migliatieddi”, termini che, però, derivano tutti da “mugliatiello”, “gomitolo”, poiché ricordano un gomitolo sia per la forma, sia per il gesto che occorre per prepararli, simile a quello che si compie per avvolgere la lana.
Gli Gliummarielli sono, basicamente, delle interiora di Capretto o Agnello  lattante, accompagnate eventualmente, da aglio, prezzemolo, formaggio e peperoncino. Tutte le varianti della ricetta prevedono che le interiora vengano lavate con attenzione, immerse per qualche ora in acqua e asciugate, per poi essere in parte utilizzate come base per l’imbottitura insieme con formaggio, prezzemolo e aglio. La restante parte serve per chiudere gli involtini. Si mangiano per lo più arrostiti, anche se possono essere cucinati in vari modi.

La Ciambotta

ciambottellaSemplice ma gustosissimo piatto della tradizione povera del Vallo di Diano.
Tagliare a tocchetti le patate, le melanzane e i peperoni. Mettere in una padella l'olio per friggere, poi le patate, le melanzane e infine i peperoni. In un tegame, a parte, soffriggere l'aglio e i pomodorini sminuzzati per qualche minuto. A cottura ultimata, aggiungere le patate, le melanzane, i peperoni con qualche foglia di basilico, mescolando delicatamente. Servire tiepida o fredda.

Ingredienti:

  • Patate
  • Peperoni
  • Melenzane
  • Pomodorini
  • Aglio
  • Basilico
  • Olio extra vergine di oliva

I contadini del posto usavano consumarla in campagna tiepida con pane locale tostato!

La Sfrionzolasfrionzola

Anticamente, il giorno in cui le famiglie contadine uccidevano il maiale, era celebrato con una festa alla quale partecipavano parenti ed amici. Nasceva, dunque la necessità di offrire un banchetto agli ospiti senza, però, consumare le parti più pregiate del maiale e quelle destinate al confezionamento dei salumi insaccati. Per rispondere a quest’esigenza, l’antica sapienza culinaria dei contadini di Ottati, in provincia di Salerno, ideò un piatto prelibatissimo: la Sfrionzola. Si tratta di una sorta di spezzatino di maiale preparato con le parti più fredde dell’animale, che possono essere consumate immediatamente dopo l’uccisione, come la spalla e la pancetta. Tagliate a pezzettini, si dispongono in un tegame di ferro con olio d’oliva e si lasciano cuocere a fuoco lento; a fine cottura si aggiungono dei piccoli peperoni rossi sott’aceto, prodotto tipico della zona, e si cuoce finché il piatto non assume l’aspetto di uno spezzatino. In breve tempo la sfrionzola diventò il pasto offerto da tutte le famiglie degli allevatori locali in occasione della festa per l’uccisione del maiale. Oggi, viene abitualmente preparata per tutto il periodo invernale nonché commercializzata da alcune macellerie di Ottati, dove se ne celebra il gusto ogni anno con una sagra che si tiene il primo fine settimana di dicembre.